La scienza della felicità e del benessere: la psicologia positiva

Ebbene sì, esiste la Scienza che studia benessere e felicità:

la Psicologia Positiva.

A cura di Sarah Noemi Bonomi

Ricercatori, scienziati, religiosi, ispirati e saggi nel mondo hanno dedicato moltissimo tempo a studiare cosa siano la felicità e il benessere.

Esiste una disciplina affascinante che riprende in sé tradizioni antiche (orientali e occidentali) e contributi recentissimi della scienza moderna (neuroscienze, economia, discipline ambientali, scienze sociali e religiose) in grado di creare modelli teorico-applicativi volti a comprendere quali sono i fattori che permettono agli individui di stare bene, essere felici, in una parola di “fiorire” (flourishing).

Questa disciplina è la Psicologia Positiva.

3

Dentro a questa disciplina si parla molto spesso di felicità. Ma quando trattiamo di felicità ci riferiamo al concetto inglese “happiness” che si discosta dalla nostra idea tipicamente italiana di “felicità come momento preciso e irraggiungibile” e si avvicina di più al concetto di benessere, serenità, stare bene.

La Psicologia Positiva nasce dentro a una corrente molto più ampia della psicologia, nell’ambito di studio del benessere soggettivo. Il suo focus è pero utilizzare contributi teorici e applicativi per potenziare l’uso delle risorse e delle potenzialità, come indica Delle Fave (2006). E per fare questo occorre spostare il focus dal correggere ciò che non funziona più verso ciò che funziona già e come usarlo per costruire qualità e competenze trasversali, positive e durevoli nel tempo.

 

 

2

Cosa fa star bene una persona?

Quali caratteristiche di personalità ha una persona serena e soddisfatta?

Perché alcune persone sono così felici e altre no?

Quali fattori le differenziano?

Esistono regole e modelli più o meno stabili alla felicità?

Una persona può aumentare il suo livello di felicità e benessere?

(e così via…)

In altre parole la psicologia estende il suo lavoro dal “riparare-curare” ciò che si è spezzato nelle persone affette da disturbi psichici per andare a promuovere e costruire, in soggetti considerati “sani”, delle armi di difesa dallo stress, dai disturbi psichici, dall’ansia, dalla depressione, dalla bassa autostima e dalla negatività. Questo serve a ridurre la probabilità che insorgano in futuro le problematiche psichiche che tanto temiamo, sviluppando quelle risorse interne che già possediamo.

 

La Psicologia Positiva può essere quindi definita come lo studio scientifico che permette di

comprendere quali sono gli aspetti dell’esperienza umana che rendono la vita

degna di essere vissuta

 (Seligman, 2000)

1

Negli anni 90 Martin Seligman, considerato oggi il padre di questa nuova e innovativa corrente, ha iniziato assieme al collega Mihály Csíkszentmihályi a porsi questi quesiti e studiare le persone che per molto tempo sono state escluse dalle indagini e ricerche cliniche. I soggetti erano coloro che non hanno disturbi, ma che vivono quotidianamente sfide più o meno intense, situazioni difficili e affrontano la vita quotidiana con i suoi alti e bassi senza per forza avere una “diagnosi” appurata.

Quindi, usiamo la psicologia e le sue conoscenze per migliorarci la vita, in qualsiasi momento e fase dell’esistenza!

Nei suoi studi sulle emozioni positive Seligman ha elaborato un’equazione sulla felicità:

F = G + C + V

Per Seligman la felicità di una persona è data dalla sommatoria della quota fissa personale (ovvero la genetica che predispone o meno al buon umore, i talenti, le caratteristiche innate), delle circostanze della vita (che causano e stimolano la nascita di malumori o buonumori, la “sfortuna” o la “fortuna” di nascere in un paese democratico, avere una famiglia unita, avere una buona salute e così via) e dei fattori dipendenti direttamente dalla nostra volontà.

Noi possiamo aumentare, con dei metodi appurati scientificamente, il nostro senso di benessere e felicità lavorando proprio su quest’ultima parte:

 La nostra volontà ad essere felici

Il termine “allenamento” è spesso usato nella Psicologia Positiva. Infatti si tratta proprio di allenare il nostro cervello a comportarsi nel modo che vogliamo, direzionandolo e senza lasciarci influenzare passivamente. Riprendere il controllo del nostro modo di riflettere e pensare, coscientemente, attraverso degli esercizi.

È come imparare a guidare: all’inizio si fa fatica, bisogna “sforzarsi” a ricordare di cambiare le marce, di guardare dagli specchietti, di schiacciare la frizione. Poi però dopo un po’ di allenamento tutto questo diventa spontaneo e automatico.

Ci si allena, come in palestra, ci si sforza e si guardano i risultati: qualcosa rispetto all’inizio sarà cambiato perché si sarà creata un’abitudine “alla positività” che permette di attuare in modo spontaneo dei comportamenti futuri, senza dover fare ulteriori sforzi cognitivi, sentendosi meglio e trovando il positivo anche nelle situazioni difficili e complesse.

Occuparsi della propria felicità e del proprio benessere è un dovere. 

Se non lo facciamo per noi stessi, chi potrà farlo?

Privacy Policy

Copyright © Eu-tròpia Srl